Author: Francesco Meli

Io e Firenze

Amici,
nella prossima stagione il mio rapporto con il Teatro del Maggio e il pubblico di Firenze si consolida grazie a quattro titoli per me emblematici che canterò praticamente in successione dal novembre 2022 all’aprile 2023. Sarà un grande onore per me rimanere così a lungo in questa città che amo profondamente e cantare come Ernani, Don Carlo, Alfredo e Don Josè sotto la direzione di bacchette prestigiose come quelle di James Conlon, Daniele Gatti e Zubin Mehta (quest’ultimo, per La Traviata e Carmen). Mi auguro che sarà anche l’occasione per accettare gli inviti dei miei amici fiorentini e scoprire palazzi e opere d’arte meno frequentati, gli angoli segreti di una città di calma e sontuosa bellezza ma anche le enoteche e le trattorie dove gustare la vera cucina toscana e i grandi vini del territorio.

Date uno sguardo al ricco calendario del Maggio qui e, soprattutto, non dimenticate di acquistare i biglietti di questi spettacoli:

Ernani a Roma

È emozionante riproporre al Teatro dell’Opera di Roma uno dei miei ruoli distintivi, Ernani. Ho debuttato in questa parte proprio qui a Roma, sotto la direzione di Riccardo Muti, nel 2013. Oggi, l’Opera di Roma riprende quella stessa produzione con regia, scene e costumi di Hugo de Ana e la direzione musicale di Marco Armiliato.
Il mondo sta vivendo giorni molto difficili, il melodramma si interroga e ci interroga sulle grandi passioni civili e private, sull’onore, il tradimento e la passione. La musica di Verdi arriva lì dove noi saremmo incapaci di arrivare: è potente, bellissima, chiarificatrice. Provando Ernani qui all’Opera di Roma, ne sto avendo un’ulteriore conferma. Ma sto anche pensando con preoccupazione alla vicenda della Villa Sant’Agata che dovrebbe andare all’asta quanto prima. Per me, come artista e come italiano, quella villa è la rappresentazione “in pietra” delle opere di Verdi. È una casa bellissima, ricca di memorie verdiane e di storia italiana. Noi italiani a Verdi dobbiamo molto, perciò dovremo impegnarci tutti affinché la Villa diventi un bene di tutti e venga vissuta per quello che è, la casa di Verdi ma anche uno dei nostri sacrari.

18 anni con il Teatro alla Scala

Cari amici,
nei miei 20 anni di vita con l’opera, i 18 anni di collaborazione con il Teatro alla Scala occupano un posto importante. Fra pochi giorni canterò qui alla Scala come Riccardo in Un ballo in maschera. Tutto è cominciato nel 2004 con i Dialogues des Carmélites sotto la direzione di Riccardo Muti e con la regia di Robert Carsen. Dopo, sono arrivati Otello (Cassio), Idomeneo, Don Giovanni, Maria Stuarda, Der Rosenkavalier, Carmen, Giovanna d’Arco, I due Foscari, Don Carlo, La traviata, Ernani, Tosca, Il trovatore, Aida, L’elisir d’amore, Macbeth. In mezzo, due capolavori sinfonico-corali come La petite messe di Rossini e il Requiem di Verdi (alla Scala e nei Duomi di Milano, Brescia e Bergamo sempre con l’Orchestra e il Coro del Teatro), L’inno delle nazioni di Verdi e vari concerti ed eventi. Un meraviglioso percorso che mi ha legato al Teatro milanese che è diventato più una seconda casa che un luogo di lavoro. In questo viaggio sono grato di aver potuto collaborare con registi e colleghi meravigliosi con i quali ho condiviso bellissime esperienze , ma soprattutto con i direttori che sono seguiti a quella mia prima esperienza con Muti: Riccardo Chailly, Myung-Whun Chung, Daniel Harding, Nello Santi, Marco Armiliato, Nicola Luisotti, Adam Fisher, Michele Mariotti, Antonino Fogliani, Oleg Caetani, Gustavo Dudamel, Massimo Zanetti, Michele Gamba e Philippe Jordan.

Giovanna d’Arco, 2015 © Archivio del Teatro alla Scala

I miei primi 20 anni all’opera

Cari amici,
venti anni di carriera sono un traguardo molto importante, non sono un punto di arrivo perché la strada è ancora lunga e piena di gioia e insidie. Penso di essere fortunato nel poter raccontare un così lungo periodo di storia personale all’interno della musica e del teatro. Negli anni della mia carriera, dagli esordi ad oggi, ho avuto l’onore di lavorare al fianco di grandi artisti, di conoscere realtà sempre nuove e stimolanti. Dalla mia prima recita (Malcom in Macbeth al Festival di Spoleto) sono cambiate molte cose sia nella mia vita artistica che in quella personale. Diciamo che le due “vite” sono cresciute insieme e sono indissolubilmente legate, proiettate in un futuro dove continueranno a camminare insieme la famiglia e la musica.
Ho attraversato un grande cambiamento culturale all’interno del teatro operistico, con regie sempre più sperimentali ed elaborate e una ricerca musicale attenta alla filologia e all’autenticità della partitura. La vita di un musicista è allo stesso tempo variopinta e monotona, grandi esperienze, persone straordinarie che attraversano le tue giornate, ma anche la routine dettata dalle esigenze della voce e il cruccio della lontananza da casa.
In 20 anni ho cantato più di cinquanta ruoli, da Mozart a Stravinskij, i grandi eroi romantici del Belcanto fino alle complesse figure tenorili del repertorio verdiano. L’emozione di lavorare con direttori d’orchestra della caratura di Maazel, Chailly, Muti, Temirkanov, Plasson, Pappano o Mehta, è un onore che non avrei mai creduto di potere avere. Poi i grandi teatri, Parigi, Milano (dov’è quello del cuore), Vienna, Londra, New York, Tokyo, Chicago, con le loro meravigliose orchestre. Ho ricevuto molti insegnamenti, il più grande è stato quello di capire che un artista riceve dal pubblico quello che lui stesso regala, la platea di un teatro percepisce subito la generosità e la sincerità di un musicista, premiandolo meritatamente.
Fondamentale per la creazione e il mantenimento di questo percorso artistico è la presenza di mia moglie, Serena Gamberoni, anch’essa cantante lirica dalla bellissima carriera che mi ha sempre sostenuto e aiutato nei momenti difficili: avere al proprio fianco una collega è stata per me una benedizione.
Oggi, dico grazie per il privilegio di vivere in tal modo la mia vita, cogliendo il dono della musica che ci fa vivere ancora più intensamente e profondamente.

Aida a Dresda

Cari amici,

dal 5 al 20 marzo sarò Radamès alla Semperoper Dresden. Sono felice di cantare per la prima volta sotto la direzione del M° Christian Thielemann sul podio della mitica Sächsische Staatskapelle Dresden. Quante volte l’ho ascoltata in disco, sia nel repertorio sinfonico che in quello operistico e quante emozioni mi ha dato quest’orchestra! Un altro motivo di soddisfazione è che la nostra Aida sarà trasmessa per tutti il 13 marzo da Arte TV. E c’è una ragione più intima e personale che mi fa amare questo mio Radamès: nell’ottobre 2020 stavo cantando in un’ammaliante Aida in forma di concerto diretta dal M° Riccardo Chailly al Teatro alla Scala e fui costretto a lasciare alla penultima replica perché positivo al covid-19. Il periodo era dei più brutti per infettarsi, non c’erano ancora i vaccini. Sono stato fortunato, sono guarito perfettamente ma il mio pensiero va spesso a chi non ce l’ha fatta, al mondo che è stato cambiato dal covid, all’arte e alla musica che hanno pagato un prezzo altissimo.

Mi auguro, come tutti, che questa sia la volta buona e che stiamo per uscire definitivamente dalla pandemia. Che potremo ritornare a godere in libertà e armonia la nostra vita in generale e quella musicale in particolare.

Prima Verdi

Cari amici, condivido con tutti voi un’emozione molto speciale. Il 19 novembre esce il mio primo album monografico: Prima Verdi. L’ho inciso nel giugno 2020, eravamo ancora tutti scossi per i primi tre mesi di lockdown e il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ebbe la forza di credere nel progetto e di impegnare la sua meravigliosa orchestra, nell’occasione diretta dal Maestro Marco Armiliato.

L’album è un viaggio nel “mio” Verdi, dalle opere dei cosiddetti anni di galera fino alle ultime. È soprattutto un percorso nella vocalità di Verdi, per assecondare e realizzare l’idea che lo stesso compositore aveva del “suo tenore”. Penso ovviamente che Verdi sapesse benissimo cosa richiedere a un tenore, sicuramente non esteriore stentoreità ma, al contrario, interpretazione e profondo scavo del personaggio tramite la musica. Mi sono sempre soffermato con ammirazione davanti alla minuziosità e perizia dei segni dinamici che Verdi indica all’esecutore, alla continua ricerca di una connessione profonda fra testo, ritmo e musica. Ogni indicazione data da Verdi è indispensabile per la giusta comprensione del personaggio, non una gabbia che limita l’interprete ma, al contrario, un preciso canovaccio che apre un mondo musicale, drammaturgico e teatrale, un immenso ventaglio di possibilità per il musicista che vorrà fare sue le indicazioni dell’autore. È il mio omaggio al grande padre del Melodramma, lì dove la parola si fa musica. Ma è anche una tappa del mio percorso di totale adesione al Verdi uomo, padre della Patria, rivoluzionario nel profondo.

La mia estate 2021

Cari amici,

al termine di una lunga, esaltante ma anche stancante estate, tiro le somme e vi aggiorno anche qui. Siete in tanti a seguirmi sui social ma qui sul sito siete più selezionati e perciò è qui che voglio aggiornarvi. Ho iniziato a cantare agli inizi di luglio, in un Requiem che è stato molto apprezzato, al Palau de les Arts Reina Sofía di Valencia, sotto la direzione di Daniele Gatti. Il Requiem di Verdi ha un posto particolare nel mio repertorio e nel mio cuore, perché fa parte di quella musica profonda con la quale mi confronto da anni anche come uomo. Anche a Valencia è stato così, vi ho trovato risposte che solo il genio di Verdi può darci di continuo, sia a chi lo canta che a chi lo ascolta. È stato un Requiem splendidamente diretto dal Maestro Gatti, anche per questo non vedo l’ora di cantare in Giovanna d’Arco il prossimo ottobre ancora sotto la sua direzione.

Dopo Verdi, ancora Verdi. Della sua musica non si è mai sazi. Ho fatto due recite di una Traviata molto interessante all’Arena di Verona e cantato ad Aix-en-Provence ne I due Foscari, sotto la direzione di Daniele Rustioni.

Tra luglio e agosto ho vestito di nuovo i panni di Cavaradossi in una Tosca ambientata nel Cortile di Palazzo Farnese a Piacenza. Come era già accaduto all’Arena di Verona, un progetto di visual art ha permesso ai registi di ridurre al minimo l’azione scenica e di sfruttare fino in fondo la suggestione e le citazioni delle proiezioni, sempre strettamente correlate all’azione sul palcoscenico. Il teatro ha perso moltissimo a causa delle restrizioni sanitarie ma la gente di teatro si è inventata cose molto belle che non si sono rivelate un compromesso bensì idee vincenti.

Ho fatto altre cose che mi hanno preso il cuore, come partecipare alla commemorazione del centenario di Enrico Caruso all’Hotel Vesuvio di Napoli, invitato da Luciano Pituello, il più straordinario conoscitore del tenore e della sua relazione con il disco. O come tornare a Mola di Bari e tenere la terza masterclass consecutiva a Palazzo Pesce, ritrovando un ambiente e dei giovani aspiranti cantanti che orami mi sono familiari. E ho cantato un tributo a Carlo Bergonzi, sul sagrato della Chiesa di San Cristoforo a Vidalenzo di Polesine, suo paese natale, invitato dagli stessi figli del Tenorissimo. Emozione alle stelle, Bergonzi per me è da sempre un luminoso punto di riferimento.

Il 5 settembre io e Serena abbiamo ricevuto il Premio Aisico del Festival della Piana del Cavaliere al Teatro Mancinelli di Orvieto. È stato un onore, come sempre quando si viene premiati. Per noi, la doppia gioia di essere apprezzati e premiati insieme, coppia nella vita e nell’arte.

Infine, mi sono concesso un tuffo nella mondanità e nella creatività della Mostra del Cinema di Venezia. Ho trascorso ore bellissime, ospite di Cartier insieme ad Eleonora Buratto , entrambi “Friends of Cartier”. Sono stato conquistato dall’euforia travolgente della Mostra, conoscendo persone e artisti carismatici. Soprattutto, ho applaudito “The last duel” il film fuori concorso di Sir Ridley Scott e ho gioito per il “Cartier Glory to the Filmmaker Award” che Cartier ha assegnato all’illustre regista inglese.

E ora sono qui, nel Teatro del Maggio di Firenze, in attesa di vestire di nuovo i panni di Alfredo, la prima oggi 17 settembre. Ve ne parlerò, e ne sentirete parlare molto…regia di Davide Livermore e direzione di Zubin Mehta.

Dall’Accademia al palcoscenico

Alla vigilia della prima dell’Elisir d’amore, messo in scena dall’Accademia di alto perfezionamento del Teatro Carlo Felice di Genova, le emozioni sono tante. Siamo arrivati, con impegno e grande volontà, alla fine di un percorso intenso che mi ha fatto conoscere tredici meravigliosi ragazzi, artisti sensibili e vogliosi di crescere, di imparare e di condividere insieme le proprie esperienze, insicurezze e paure.
Sono orgoglioso e soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto insieme, un lavoro che ha portato gli allievi dell’Accademia a una maggiore consapevolezza di se stessi. Per me è stato un periodo ricco sia dal punto di vista umano che artistico, ho potuto dare ai ragazzi tutto quello che la mia esperienza sul palcoscenico mi ha insegnato. Devo ringraziare, per la realizzazione di questo progetto (quasi un sogno), prima di tutto Serena, mia moglie, che ha coordinato tutte le attività e risolto tutti i problemi che la gestione di una accademia comporta, affiancandomi anche nelle ore di docenza, probabilmente senza il suo apporto questa avventura sarebbe stata molto più difficile e incompleta. Ringrazio gli altri docenti, Elizabeth Norberg-Schulz, Silvia Paoli, Antonella D’Amico, Roberto De Candia, Vittorio Terranova (mio adorato maestro), Giulio Zappa, Daniele Callegari, tutti preziosi per la crescita della nostra Accademia.
In bocca al lupo a tutti i miei ragazzi che nelle prossime sere debutteranno al Teatro Carlo Felice, sarà per voi la grande occasione per far sentire al pubblico cosa siete capaci di fare e per me di gioire con voi del vostro successo.

Cavaradossi per Zubin Mehta

Non ho parole per descrivere l’emozione di cantare come Cavaradossi in un teatro che mi è molto caro, quello del Maggio Musicale Fiorentino, sotto la direzione di Zubin Mehta che così ha celebrato il suo 85° compleanno. La nostra Tosca è stata eseguita in forma di concerto e devo dire che, essendo una partitura di riferimento nelle scelte estetiche e interpretative del Maestro Mehta, la mancanza di scena ha esaltato il lavoro di concertazione e la capacità del Maestro di trovare sempre nuovi colori e soluzioni musicali in quest’opera straordinariamente novecentesca. Credo che non bisogni essere integralisti a proposito delle esecuzioni d’opera in forma di concerto, dire sempre sì o sempre no. Ci sono opere e occasioni che possono avvantaggiarsi di una esecuzione dove la musica balza prepotentemente in primo piano.

Un’unica data a Firenze, il 19 Maggio. Ringrazio il pubblico fiorentino che ha voluto il bis di “E lucevan le stelle”, l’ho ritenuto un onore per me e un ulteriore omaggio al Maestro. Che, alla fine, è stato festeggiato da tutti noi e dal pubblico con un applauso interminabile e tanto cioccolato (del quale sappiamo che è molto molto goloso!).

Meraviglioso Giappone

Dopo quindici giorni dal mio ritorno in Italia dopo oltre un mese in Giappone, dopo la quarantena fiduciaria, con la mente lucida ripenso alle meravigliose serate che i palcoscenici giapponesi mi hanno riservato. Cinque recite di Tosca al New National di Tokyo e tre recital con il pianoforte. Dopo tanto tempo senza palcoscenico, senza costume e trucco, tornare in scena è stata una grande emozione, una prima volta dopo quasi venti anni di carriera. Il pubblico giapponese, come sempre, era pieno di gioia e voglioso di ascoltare l’opera nel suo unico luogo deputato, il Teatro! Sul quel pubblico c’è poco da dire, entusiasmo e grande generosità, i giapponesi da sempre mi stupiscono per la loro semplicità e per il profondo amore che provano per l’opera. Tosca era cantata dalla mia carissima amica e collega Chiara Isotton, con lei abbiamo diviso molte volte il palcoscenico della Scala, è una cantante giovane e di grande talento, una voce all’antica e sensibile alla musica. Scarpia, un magnifico Dario Solari, sempre elegante e contenuto, come solo un vero “cattivo” sa fare. Sul podio c’era il mio grande amico Daniele Callegari, splendido musicista, con lui ho fatto molti debutti importanti per la mia carriera, è sempre un onore e un privilegio poter cantare diretti da un grande musicista.
Dopo le recite di Tosca tre recital con il pianoforte, accompagnato da Naoko Asano. Tre concerti dove il pubblico, ancora una volta (non mi stanco a dirlo), mi ha regalato tre enormi successi e soddisfazioni. Con mio grande piacere, alla fine di ogni concerto tante richieste di bis che sono culminate nell’ultimo concerto a Tokyo dove ho “bissato” per dieci volte!
Amo il Giappone e il pubblico giapponese, è sempre bello poter tornare in questa meravigliosa nazione dove l’educazione e il rispetto reciproco sono fondamenta della società.
Giappone, a prestissimo.